Celebrazione della “Giornata della Memoria” all’Arturo Ferrarin di Venegono Superiore.

Venerdì 25 gennaio, presso l’Auditorium della Scuola Secondaria di Primo Grado A. Ferrarin, gli alunni delle classi terze, in un’atmosfera di raccoglimento e riflessione, hanno presentato l’evento dal titolo “Figli del vento…la memoria che ritorna”. Dopo varie lezioni di approfondimento storico e letture di testi di sopravvissuti alla Shoah, ancora una volta, con grande dignità e consapevolezza, hanno voluto condividere il loro percorso e soprattutto celebrare quello che lo Stato italiano, con una legge specifica, ha ritenuto debba essere un segmento di storia da ricordare affinchè gli orrori del passato non si ripetano più.

Ha aperto la serata il Sindaco Ambrogio Crespi, il quale ha parlato della promulgazione delle leggi razziali in Italia, vissute in prima persona quando era bambino. Il tema della serata è stato invece introdotto dalla docente di lettere Raffaella Aruta, la quale ha ricordato l’importanza della memoria intesa come: “Un modo per accendere nuove luci affinchè non prevalga mai più l’oscurità”.

L’evento, svoltosi in collaborazione con la Pro Loco, ha visto il Signor Claudio Ricordi impegnato nella toccante “intervista impossibile” ad un deportato, ormai non più in vita, nel campo di concentramento di Terezin.

Gli allievi hanno letto con sentita partecipazione ed in modo espressivo brani e poesie significative tratti da “Il diario di Anna Frank”, “Sopravvissuta ad Auschwitz” di Liliana Segre, “Se questo è un uomo” di Primo Levi; le letture sono state accompagnate da sottofondi e intermezzi musicali come “Imagine” di John Lennon, cantata da due alunne (Bucataru Alexandra e Paradiso Chiara), “Blowin’in the wind”di Bob Dylan, eseguita con i flauti e accompagnata alla tastiera da Begni Pietro, “Halleluyah” di Leonard Cohen, emozionante esibizione con il flauto traverso dell’allieva Carioni Giulia, accompagnata da tastiera e chitarra.

Per concludere la serata il canto di “Gam gam”, la canzone che le maestre ebree, deportate nei
campi di concentramento, insegnarono e fecero cantare ai loro bambini.

Vivo il coinvolgimento e la commozione suscitata nel numeroso il pubblico presente in sala.